Agricoltura km zero, «Legge che condanna i produttori locali a rimanere piccoli e fuori dal mercato”

agricoltura francesca franzoso

«Aiutare i piccoli produttori a diventare grandi, ad avere le carte in regola per vincere le sfide della concorrenza del mercato globale, approfittando di sbocchi commerciali più ampi per i prodotti. E non rinchiuderli, invece, nel mercato locale o “protetto” da agevolazioni e tutele pubbliche, tagliandoli fuori dalla regole della competizione ».
Queste, in sintesi, le motivazioni alla base del mio voto contrario, in aula, alla proposta di legge sulla diffusione dell’agricoltura a “chilometro zero”.
«La legge sul chilometro zero rischia potenzialmente di essere un vulnus per le piccole aziende agricole, dal momento che le agevola si, ma fuori dalle regole del mercato. Interviene sugli appalti pubblici per l’affidamento dei servizi di ristorazione, prevedendo delle premialità per i prodotti a km zero, alterando di fatto i meccanismi della concorrenza. Ma soprattutto rischia di rendere ancora più vulnerabili le piccole aziende che, senza la protezione della “mano pubblica”, resterebbero fuori dai giochi». Fin qui i rilievi di tipo economico.

«Anche sotto il profilo ambientale la convinzione che l’agricoltura a chilometro zero sia più “green” ha scarsa attendibilità scientifica. I chilometri percorsi dal produttore al consumatore non sono un indicatore dell’impatto ambientale. Questo perchè è la produzione, non il trasporto, il segmento che comporta un quantitativo maggiore di emissioni nella filiera agroalimentare. I piccoli produttori faticano a stare al passo in termini di investimenti tecnologici a basso impatto ambientale. Invece le grandi aziende sono più efficienti dal punto di vista energetico.

Per tutti questi motivi il nostro compito non può essere quello di legiferare per incoraggiare gli agricoltori a rimanere chiusi nel loro piccolo ma, al contrario, dobbiamo produrre ogni sforzo per aiutarli a pensare in grande. Mettendosi insieme. Fare sistema per sfondare in un mercato in cui non esiste più il concetto di confine. La teoria del chilometro zero è antistorica, frutto di una politica con la testa rivolta all’indietro, che chiude le porte al futuro e al progresso che porta con sé»

 

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