L’autonomia rafforzata è la declinazione dell’esasperato egoismo identitario del nostro tempo

L’autonomia rafforzata non è altro che la declinazione dell’ esasperato egoismo identitario del nostro tempo che da nazionale è diventato territoriale.
Cosí da #primagliItaliani siamo arrivati a #primaiVeneti,#primaiLombardi, e via dicendo.
La battaglia per l’autonomia differenziata dimostra una modestia delle ambizioni, un atteggiamento difensivo di un’Italia che non sa più scommettere.
Chi sostiene che si tratti solo di più competenze e non di più risorse mente. Prendiamo ad esempio l’istruzione, una una delle materie per le quali Lombardia e Veneto invocano l’autonomia gestionale. In queste due regioni lo stato spende rispettivamente per ogni studente 463 e 483 euro, contro i 788 pagati in Sardegna, i 710 in Calabria, i 702 in Basilicata e i 671 in Campania, i 600 in Puglia. Con l’autonomia differenziata Lombardia e Veneto avranno entro tre anni diritto a un finanziamento pari ad almeno il “valore medio nazionale pro capite”. Vuol dire un miliardo di euro in più.
Da dove li prendiamo? Senza risorse aggiuntive, li prendiamo sottraendoli a tutte le altre regioni.
L’autonomia delle regioni del nord, esprime tutti i limiti e le contraddizioni del sovranismo leghista: “invece di rafforzare la statualità, il federalismo delle regioni forti ci consegna una sovranità nazionale monca, antistorica rispetto al presente, al nostro bisogno di più Europa”.

 

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