Ilva: Fabbrica più insicura e lavoratori al buio. La città paga cara l’incapacità di Di Maio.

Ilva, Francesca Franzoso

Indotto sempre più in crisi, rinvio degli investimenti ambientali e di messa in sicurezza dello stabilimento: il corso di studi del Ministro Di Maio sul dossier Ilva, fin qui, ci è già costato caro. E, nonostante tutto, non sappiamo ancora la data dell’esame finale: quello in cui comunicherà la decisione sul futuro del siderurgico.
Dal vertice la città e i lavoratori attendevano una parola di chiarezza sul futuro dello stabilimento. Invece di nuovo nessuna certezza, solo dichiarazioni astratte e dilatorie. Come l’ultima trovata, quella della proroga commissariale. Una scelta dissennata, che si preoccupa dei lavoratori diretti e abbandona a sé stesso l’indotto. Perché prorogare, senza intervenire con alcuna iniezione di liquidità nelle casse delle azienda per pagare i fornitori, è una follia. Una mossa che aggrava la situazione, indebita ulteriormente le imprese spingendole ad un passo dal fallimento.
Un delitto verso il sistema economico locale, verso tutte le aziende che sono la spina dorsale della fabbrica, che ogni giorno garantiscono manutenzioni e sicurezza.
Le stesse aziende che, aspetto a dir poco grottesco – nonostante i lavori di manutenzione assegnati col contagocce dal management commissariale a dispetto di una situazione degli impianti sempre piu rischiosa – ad ogni infortunio, vengono sanzionate con una sospensione dei lavori in fabbrica. Stop temporanei che vanno da un minimo di un mese ad un massimo finora raggiunto di otto mesi. Uno stop forzato, quest’ultimo caso, che rischia di esser l’anticamera del fallimento. Ormai è chiaro che Di Maio sta scaricando il costo della sua manifesta incapacità sui lavoratori e i cittadini di Taranto, spingendo pericolosamente la città verso il declino economico e sociale, nel silenzio pressoché totale dei sindacati

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