Ilva: Il cambiamento per M5s è una proroga? Ma a settembre Di Maio rischia di non trovare più niente

Hanno promesso il Governo del cambiamento, ma su Ilva – che è la più grande questione industriale aperta nel Paese – con che cosa esordiscono? Con una proroga. E sarebbe questo il cambiamento che Di Maio ha sbandierato ai quattro venti in campagna elettorale, e sul quale ha intercettato tanti voti?
Una mossa, quella del ministro, che rivela due cose: il M5s ha parlato di Ilva sempre e solo per speculazione politica, quando ne invocava la chiusura; poi che il Ministro del Lavoro è completamente privo di cultura industriale e del lavoro.
Il ministro  ha detto che ha bisogno di tempo per studiare, eppure sempre lui ha contestato, quando era parlamentare di opposizione, i rinvii e l’operato dei commissari, e adesso che cosa fa: li proroga per due mesi e mezzo.
Qual è il prezzo che Taranto deve pagare per questo ulteriore rinvio, se non la prosecuzione dell’incertezza per lavoratori e tarantini, dell’assenza di sicurezza sugli impianti che necessitano di manutenzione straordinaria, dello stato di crisi ormai gravissimo delle imprese dell’indotto, di un guado che si allarga sempre più rischiando di far inabissare tutto e tutti.
I commissari  hanno detto che non hanno bisogno di ulteriori soldi e faranno ulteriori sacrifici. Certo, se a rimetterci deve essere tutto un sistema già provato dalle restrizioni di questi ultimi tempi, vorrà dire che dopo settembre lei, Ministro, non si ritroverà quasi più niente, perché altre imprese collasseranno, altre procedure di licenziamento verranno avviate, lo stato della fabbrica peggiorerà, gli investimenti a partire da quello ambientale saranno ritardati e tutto ciò creerà solo danni a Taranto. Si ventila anche la possibilità che il contenimento della spesa sarà fatto attraverso ulteriore rallentamento della marcia e un taglio produttivo. Vorrà dire che se oggi Ilva perde trenta milioni al mese, in questo modo ne perderà di più.
Aspettiamo ora che Di Maio  venga a dire ai tarantini che la strada che hanno scelto i Cinque stelle non è quello del decisionismo che avrebbe cambiato le cose, ma la prosecuzione dello status quo che è sicuramente l’ultimo regalo che i tarantini si aspettavano. La prima vera prova dei fatti è fallita. E su questo non c’è ombra di dubbio.

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