Ilva, Di Maio scelga tra credibilità del Paese e quella del Movimento. Fabbrica ad un bivio

Su Ilva Di Maio è di fronte ad un bivio: difendere la reputazione del Paese o quella del Movimento.
Arcelor Mittal si è aggiudicato lo stabilimento vincendo una gara,  serietà istituzionale imporrebbe di concludere la vendita alla società che ha vinto, e dare seguito al piano industriale che è stato concordato e autorizzato a livello nazionale ed europeo.
Ma di contro il Ministro sa che a Taranto il Movimento 5 stelle è stata l’unica forza politica a promettere la chiusura dello stabilimento e reddito di cittadinanza per tutti, promessa blindata nel contratto di governo. Ed è questo che i cittadini, giustamente, si aspettano.
Non basterà portare avanti la sceneggiata di questi giorni, di mera tattica negoziale, per sedare le contestazioni di alcuni movimenti che parlano di tradimento del mandato elettorale, e dichiarano l’attuale esecutivo nemico della città, rilevando la logica invertita tra campagna elettorale e azione di Governo.
Così come è contro la logica, postare su facebook la foto della tempesta di polveri rosse fuori dai parchi Ilva, immagine che evidenzia l’emergenza e l’urgenza di intervento e poi dichiarare il Governo “non ha fretta di assegnare l’Ilva al primo compratore che passa.
Di Maio invece, dovrebbe avere proprio fretta. Fretta di avviare i lavori ambientali. Fretta perché Ilva oggi perde circa 30 milioni di euro al mese e i commissari statali hanno dichiarato una cassa esaurita a settembre , con la necessità di 132 milioni per arrivare sino a dicembre. Fretta perché i lavoratori dell’Ilva bruciano cassa integrazione. Perché le aziende dell’indotto falliscono. Se Di Maio ha deciso, come sembra, di cambiare rotta su ilva, non perda tempo. Faccia ripartire gli investimenti ambientali e di sicurezza, fermi al palo. Restituisca ossigeno all’indotto e certezze ai lavoratori.
Decida tra la credibilità del Paese e quella del Movimento.

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