Ilva, Sciopero tardivo ma utile. Ora mobilitazione fino a reale soluzione della vertenza

Seppure tardiva, la protesta sindacale ha avuto l’effetto di smuovere le acque e indurre Di Maio – spaventato dalla piazza – a convocare il tavolo su Ilva. Sciopero da non revocare, fino ai titoli di coda della farsa messa in scena dal Ministro.
La mobilitazione unitaria a due settimane dalla data della deadline, la fine della gestione commissariale, ha spaventato il Ministro. Ma la convocazione del cinque settembre non deve fare abbassare la guardia: occorre ancora tempo, a Di Maio, per traghettare il suo elettorato dall’utopia della campagna elettorale alla realtà del ruolo di governo, dalla chiusura dello stabilimento alla cessione a Mittal. Il che potrebbe voler dire ulteriori scelte dilatorie. Rinvii che sin qui hanno svuotato le casse della fabbrica, ulteriormente aggravato la crisi dell’indotto e, in parallelo, reso più insicuro lo stabilimento per il crollo degli interventi di manutenzione. Ma soprattutto lo stop alle operazioni di trasferimento del complesso industriale ha determinato la frenata delle opere di ambientalizzazione.
Ecco perché ora la mobilitazione sindacale deve avere come obiettivo la definizione della vertenza e l’accordo con Mittal. Stop a tavoli e conferenze stampa inconcludenti. Il tempo della propaganda è scaduto, ora Di Maio scelga quale piazza far manifestare: quella di chi vuole la continuità dello stabilimento o quella che ne invoca la chiusura e per questo lo ha votato.
Nessun Commento

Inserisci un commento