Legge Taranto, “Strumento vuoto da città dei sogni”

Legge Taranto, Strumento vuoto da città dei sogni

“La legge per Taranto sembra più uno strumento che, ideato da Emiliano nel momento in cui c’era maggior conflitto con Renzi, (oggi finisce il commissariamento della città – annunciò il governatore il giorno della presentazione) che viene oggi mantenuto per mancare la diversa posizione della Regione rispetto alla linea ed agli orientamenti del Governo. Ciò proprio quando la situazione particolarmente critica esige per Taranto la massima collaborazione e lealtà istituzionale”.

“Allo stato- la legge per Taranto appare più un insieme di titoli, ambizioni, obiettivi molto futuribili, piuttosto che la costruzione di un reale percorso di sviluppo.
Non sono chiare nemmeno le modalità attraverso cui la Regione stia costruendo questa roboante legge Taranto. Alcuni esponenti della maggioranza sostengono che si sia privilegiato il metodo del confronto.
Ci sembra invece che, seguendo il solito metodo caro al governatore Emiliano, si sia seguita la logica di prediligere il confronto esclusivo con alcuni soggetti già inclini al consenso verso la Regione. Abbiamo già un precedente illuminato con il piano di riordino ospedaliero in cui Emiliano ha dato ascolto in via prioritaria ad istanze solo di taluni movimenti che, ammesso siano davvero rappresentativi della cittadinanza, non costituiscono quella platea ampia ed articolata delle voci sanitarie e socio assistenziali tarantine.
Altrimenti non avrebbero avuto modo, le varie associazioni, tra cui una di rilievo nazionale come Ail, di far sentire la loro protesta e la loro critica contro il mancato ascolto.
Un conto è immaginare la città dei sogni. Un conto, invece, è immaginare la città possibile del futuro.
E nella città possibile del futuro, la presenza industriale non va demonizzata, ma resa compatibile con la salvaguardia dell’ambiente e il rispetto della salute.
Voglio far presente, al Presidente Emiliano, infatti, che Taranto, intesa come area vasta, non è soltanto Ilva, ma una presenza industriale molto più articolata, estesa anche al territorio circostante, vedi Leonardo Finmeccanica e le connessioni che lo sviluppo del polo aerospaziale possono avere col porto.
Una legge Taranto che salta a piè pari la presenza industriale non avrebbe ragion d’essere.
La legge regionale deve armonizzarsi, per raccordarsi con tutti gli altri strumenti in campo per Taranto, a partire dal Cis (che ha come obiettivo quello di accelerare l’utilizzo effettivo di risorse rimaste sulla carta); o l’accordo di programma che il Mise ha lanciato e il cui bando scadrà il prossimo tre febbraio e che mette a disposizione delle imprese 30 milioni, su un plafond nazionale di 165 milioni di euro per la ricerca e la competitività, che servono alle aziende per rilanciarsi e puntare su nuovi settori.
Fare una legge e non dettagliarla nei progetti, negli obiettivi realizzativi che deve avere, ha soltanto il sapore dell’ennesimo annuncio, che a Taranto non serve.
Lo stanziamento previsto per ideare i contenuti di legge, quando non fosse ancorato a previsioni finanziarie per realizzare i progetti stessi, alimenta soltanto consulenze per i progettisti e per i piani di studi di fattibilità che lasciano il tempo che trovano.
Si vuol fare una legge Taranto? Bene. Ci si raccordi allora con il territorio e si indichi come, quanto e cosa la legge finanzierà. Fornendo certezza di riferimenti e obiettivi concreti che si vogliono perseguire per Taranto”.

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