Morbillo al “Pediatrico”: Legge vaccini ferma al palo. Regione avvii censimento tra i sanitari.

Ha centrato il punto il dottor Sivo, dirigente dell’Asl Bat, nel ribadire – all’indomani dell’epidemia di morbillo al “Giovanni XXIII” – la necessità di inserire l’obbligo vaccinale per medici e operatori nei protocolli di sorveglianza sanitaria e che il sottrarsi deve equivalere ad una non idoneità lavorativa nel reparto a rischio. Né più né meno di quanto prevede la legge pugliese già approvata.
Peccato che cinque mesi dopo l’istituzione dell’obbligo di vaccinazione per medici e sanitari, con atto del Consiglio regionale, la legge sia ancora ferma al palo. Peccato, perché al netto del ricorso pendente alla Consulta – brandito dai detrattori dell’obbligo – la Puglia avrebbe comunque potuto portarsi avanti col lavoro avviando, in attesa del verdetto di legittimità, il censimento vaccinale negli ospedali per medici e operatori. Cosa mai avvenuta. Una mappatura che forse avrebbe avuto l’effetto di contenere la recente epidemia di morbillo al “Pediatrico” innescata dalla figlia di adepti “No-vax”.
Il tema della idoneità del personale sanitario rispetto ai rischi potenziali dei non vaccinati esiste ed è serio. A rivelarlo è l’ Osservatorio regionale, ma non solo, ed è una questione di Igiene pubblica nota al nostro servizio sanitario. Per questo la legge pugliese approvata a giugno – ma ostaggio dei veti no-vax oggi organici al Governo Cinquestelle – e’ intervenuta, su sollecitazione di medici epidemiologi ed igienisti, per colmare un vuoto.
Ora, aspettando la Consulta, auguriamoci che l’ennesima emergenza al “Pediatrico” solleciti la giunta ad avviare rapidamente la ricognizione vaccinale negli ospedali, in modo da arrivare pronti allo “start”. Insomma, “Estote parati”. Stavolta a dar seguito alla legge.

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